il mare in un bicchiere“E il mare era per me, e lo è ancora, la più promettete e seduttiva pagina bianca. |
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giovedì, aprile 24, 2003 |
Un appello per gli animali si sta discutendo presso la Commissione Agricoltura della Camera una proposta di legge (provenienza AN) che, se approvata, consentirà un biocidio inaudito. Anche voi potete fare qualcosa: girate questa mail a tutti i vostri contatti, e aderite alla petizione che molte associazioni animaliste hanno fatto. |
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Grida amiche ci chiamavano indietro, ma la corrente ci trascinava dolcemente dietro la spiaggia dei pescatori, dove una barca di carta fatta delle mie poesie rispedite al mittente aspettava per farci attraversare il braccio di mare che ci separava dall'isola dei giochi, il luna park della vita bambina, dove volevi provare quel gioco di luci e di specchi che confondono due persone in una e l'ottovolante del desiderio che ti fa andare il cuore in gola. Al ritorno il vento ci ha fatto approdare su una spiaggia affollata, vociante, allegra, musica altissima. Ci siamo fatti largo in questa moltitudine estranea tenendoci per mano, cercando il centro della folla. Una volta lì la musica si è allontanata, la gente è diventata un film in bianco e nero, solo il mare ha conservato il suo blu occhi. E' in quel momento che hai voluto baciare le mie labbra mentre parlavo del mio aereo e della mia barca, più parlavo e più mi paralizzavi ridendo di me, ridendo con me, di me e della mia carta pesta, delle poesie impastate, mi paralizzavi mangiandomi la bocca e le poesie. Notti e giorni si sono susseguiti furtivamente in questo gioco infinito, in questo gioco sfinito, in questo gioco da grandi. posted by ranafatata | 17:26 | commenti | |
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sabato, aprile 19, 2003 |
Il vecchio gatto dietro la finestra grigliata se ne stava ironico a guardarti; accanto, una vecchia scala di legno appoggiata al muro t'invogliava ad accedere alle stelle... J.B. posted by ranafatata | 17:55 | commenti |
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lunedì, aprile 14, 2003 |
E' così... è così che ci si sente...
"… quando sei giù verso i 10, 12 metri, ed è già passato un minuto buono, tu sei realmente un pezzo di mare, un pezzo provvisorio che solo per volontà molto ferma può cessare di esserlo, perché nulla ti spinge più verso l’alto, verso la terra e l’aria, ma un moto dolce e universale ti impresta le ali di una manta e ti porta piano piano ancora più giù, fino all’altraterra, al continente di sotto. … Quello che senti è di essere felice e infinito, totalmente felice, totalmente libero… Guardare in alto verso la luce che filtra, verso l’altra parte del mondo, con tutto quello che sai che c’è ti dà la vertigine di una lontananza irrimediabile… Ogni volta mi sono stupito di questo, di come là sotto non c’è il tempo nostro, ma qualcosa che non ho mai capito: il tempo di Dio, la mia parte del tempo di Dio, e qualcosa del suo essere dovunque e ogni cosa… Non so come ha fatto ogni volta a tornare indietro… Se avessi potuto scegliere, credo che ogni volta sarei rimasto; invece, qualcuno da qualche parte dentro o fuori di me dava un colpo deciso alle pinne che portavo ai piedi, e il mio corpo iniziava la risalita. Senza fretta, con il rammarico di lasciarmi dietro la mia parte di Dio, la mia parte di anarchia…" |
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venerdì, aprile 11, 2003 |
Tra ieri e oggi me ne sono successe talmente tante che, neanche in una delle giornate più sfigate, gliene sarebbero successe altrettante al pennacchiano Malaussène (di professione capro espiatorio). Se avessi sottomano il succitato Pennac o, chessoio, Stefano Benni li pregherei di raccontare le mie disavventure surreali, così, per darvi la possibilità di allenare gli addominali pur restando seduti davanti al computer (ginnastica passiva da spanciamento ilare). Io, nel viverle, ho pianto a secchiate ma, ripensandoci adesso, piangerei dalle risate... E non posso neanche correre in pasticceria a mangiarmi un cannolo consolatorio. E l'unica immersione che potrei permettermi sarebbe nella vasca da bagno. Non mi resta che barricarmi in casa... Sigh! posted by ranafatata | 19:28 | commenti |
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giovedì, aprile 10, 2003 |
Visto che siamo in epoca pasquale, oggi vorrei scortarvi in pasticceria per assistere al trionfo della nostra millenaria tradizione culinaria che, nel corso del tempo e col contributo di popoli svariati e variopinti, ha elaborato un’arte che seduce gli occhi non meno del palato. Potreste ammirare il trionfo della cassata, questa signora che, a seconda del pasticcere che l’ha acconciata, si presenta appariscente e colorata oppure sobria e raffinata, con i riccioli canditi scintillanti di colori o, nel secondo caso, bianchi come la glassa croccante che ne avvolge il tenero cuore di ricotta. Passereste in rassegna gli “agni pasquali” schierati sui banconi con i rossi vessilli che contrastano con l’erbetta verde e tenerella su cui le delicate figurine di pasta reale sono adagiate; so che vi incantereste a osservare gli scintillanti “pupi di zuccaro” che ammiccano verso i bambini dagli scaffali più alti, di tutte le dimensioni ma sempre con quella foggia un po’ goffa, come una scultura che sia stata appena sbozzata; rimarreste indecisi davanti all’inesauribile quantità di paste, cannolicchi e croccantini; il profumo di cannella, vaniglia e limone vi intontirebbe… Che ne dici, Zu, ce lo facciamo un gelato alla mandorla?! posted by ranafatata | 16:25 | commenti (2) |
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mercoledì, aprile 09, 2003 |
La luce… la luce che avvolgeva l’isola il giorno che sono partita, quella specie di soffice caligine, l’umidità nebulizzata dal vento. A mano a mano che il traghetto si allontanava l’isola diventava sempre più irreale: un leggendario scoglio d’alto mare in mezzo al Mediterraneo più blu. Un brivido mi ha percorso la schiena, il vento mi faceva impazzire i capelli. La trama che le mie sensazioni avevano tessuto in quei giorni era una robusta cima che rinsaldava il mio ormeggio di fronte a quelle coste sognate, sulle bocche dei vulcani spenti invasi dai fichidindia, sugli scogli neri bollenti soli silenti. posted by ranafatata | 11:00 | commenti |
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martedì, aprile 08, 2003 |
ISOLE... (segue)
Se all’epoca della potatura passeggi per la campagna, ti arriverà alle narici l’odore del legno d’ulivo bruciato. E’ un profumo delizioso e particolarissimo, che immediatamente rimanda al profumo di pane appena sfornato, perché è col legno d’ulivo che si “camìano” i forni anneriti delle case rurali. E se passi vicino a un “giardino” d’aranci, le zagare ti investiranno il naso, e quell’odore ti scenderà fino al ventre, e tu ti sentirai prendere ogni volta dallo stesso languore. E, poi, le vedrai, candide in mezzo alle foglie di un verde scuro e brillante, e farai fatica a staccarti da lì. Nei paesi e nei posti di mare, un tempo avresti sentito i venditori ambulanti che “abbanniavano” per pubblicizzare le loro mercanzie: ormai sono voci quasi del tutto scomparse, e quelle rimaste sono in genere volgari e stridule. A Palermo, nei mercati popolari (la Vucciria, il Capo, Borgo Vecchio), capita ancora di sentirli, ma non hanno più il fascino dell’ambulante che, magari, girava con la cesta piena di “purpi” appena pescati tra le case di villeggiatura in una mattina di sole e bonaccia. Seduto al tavolo di un bar, sotto al cielo limpido e azzurrissimo di una mattinata isolana, gusterai una granita di limone, sbocconcellando a ogni cuchiaiata, una brioche (che non è un “cornetto”, mi raccomando: è quella della “brioche col gelato”) ancora tiepida; oppure affonderai i denti in un cannolo: superata la resistenza della crosta croccante, i denti si arrenderanno alla cedevolezza della ricotta soffice e la lingua giocherà coi pezzetti di cioccolata che ne screziano il candore. Il naso stramazzerà al profumo della vaniglia, e l’incanto sarà completo. Se farai un giro all’interno del bar, i tuoi occhi resteranno intontiti dai colori brillanti delle cassate, dalle capacità “mimetiche” della frutta di Martorana, dalla sorprendente dolcezza – per cui vorresti tornare bambino – dei “pupi di zuccaro” e degli “agni pasquali”, e non potranno fare a meno di precipitarsi a rincorrere i mille pasticcini colorati, morbidi e attraenti che affollano con allegria ed eleganza questi banconi delle delizie. Girato un angolo, all’improvviso, sarai aggredito dall’odore bianco e delicato dei gelsomini; e poi, sarà la volta del basilico, della menta e del finocchio selvatico. Nei giorni di vento, sentirai lo scirocco che sibila e infuria; sulle terrazze e le macchine si adagerà un velo giallastro di sabbia e si prospetteranno altri scenari. posted by ranafatata | 18:26 | commenti |
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lunedì, aprile 07, 2003 |
ISOLE (ciò che si vede, si sente, si gusta, si annusa in Sicilia).
Chiudo gli occhi, per concentrarmi sulle sensazioni, e sento il frinire delle cicale in un torrido pomeriggio di agosto; la pelle suda lievemente sotto il tocco vibrante di un sole seduttore; gli occhi vedono il giallo brillante delle stoppie riarse e l’ocra commovente dell’argilla arida e crepata – quasi fosse un grande vaso di ceramica antica, eredità delle civiltà preziose ed estinte che, un tempo, hanno vissuto tutto questo; il profumo che ti solletica le narici, in un pomeriggio come questo, è quello del mare e quello delle alghe che le onde hanno depositato mollemente sul bagnasciuga; il sapore è quello del gelo di mellone, che ti rapisce le papille col gusto di anguria e di gelsomino, ti accarezza gli occhi col suo colore intenso e delicato a un tempo, te li stuzzica col contrasto formato dalle scaglie di pistacchi sbriciolati sulla sua superficie, ti seduce il palato con la sua morbidezza sensuale che, a ogni cucchiaiata, diventa sempre più voluttuosa e ti fa venire voglia che non finisca mai. In un giorno d’estate e di mare, mi sento avvolgere dall’acqua, ne respiro la salsedine, mi riempio gli occhi di azzurro, mi stendo al sole e faccio l’amore con lui. Poi, prendo in mano un riccio e mi faccio punzecchiare il palmo della mano dai suoi aculei; ne ammiro le sfumature violette o brunastre, e lo spacco con una pietra, avvertendo un lieve dolore mentre le spine mi si conficcano appena appena nella carne. Vuotatolo di tutta quell’intruglio verdastro che suppongo gli serva a vivere, lo sciacquo nel mare e mi lascio intenerire dalle uova turgide e dai colori brillanti; ne sollevo una con l’unghia del pollice, chiudo gli occhi, e la faccio scivolare sulla lingua. Si scioglierà contro il palato e mi lascerà in bocca il sapore delle alghe, degli scogli e del mare tutto. Se disporrai di una discreta quantità di ricci, potrai anche prolungare l’estasi seduto a tavola – magari guardando il mare da una terrazza bianco abbagliante e appoggiando di tanto in tanto alle labbra un bicchiere di bianco fresco – ammirando il colore e il profumo degli spaghetti conditi con questa ambrosia degli dei. posted by ranafatata | 18:43 | commenti |
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mercoledì, aprile 02, 2003 |
Avevo perso il compagno di un gioco segreto, posso dirlo? Un compagno che non c'era mai, che non era necessario ci fosse perché ci potessi giocare assieme. posted by ranafatata | 18:33 | commenti |
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martedì, aprile 01, 2003 |
Ti ci porto in Sicilia, perché voglio farti conoscere il suo mare, ma anche le luci, i suoni, i colori, i sapori. Vabbe’, comincerò cercando di farti intravedere le sue LUCI: Sono andata a passeggiare, tempo fa (anche quella volta si era in primavera), sulla spiaggia di Timpi Russi che, da una parte, è chiusa da un breve e alto promontorio, rosso in estate ma rivestito quel giorno da un tappeto di erba verde e tenerina, che sotto la luce di taglio appariva ancora più brillante. A un tratto, il sole ha chiamato a raccolta tutte le nuvolette che pascolavano nel cielo azzurro, ordinando loro di ammassarsi in un punto del cielo per formare, nuvola dopo nuvola, una spessa coltre dietro cui lui potesse nascondersi. A mano a mano che convergevano verso il grande incantatore, le nuvole si sono riempite di passione e si sono trasformate in minacciosi nuvoloni color grigio antracite. Quasi subito il mare, che era calmo come un lago, è diventato colore del piombo e ha iniziato a emanare mille scintille - bagliori d’argento e di ghiaccio - mascherandosi da implacabile mare d’inverno, travestendosi da spettacolare mare nordico e riempiendosi di furore. Mi sono guardata attorno e, osservando il raggio di luce inquietante che illuminava come uno “spot” il dolce pendio erboso, ho pensato che sarebbe stato il set ideale per un duello tra “ultimi immortali”, o per un galoppo “ventre à terre” sulla spiaggia. Ma, forse, quel luogo sarebbe stato più adatto a un’epica lotta tra Paladini di Francia e “Infedeli”… E allora, ho immaginato un puparo intento a far rivivere Orlando e tutti i prodi cavalieri di Carlomagno, battendo ritmicamente il piede sulle polverosi assi del palcoscenico e declamando con voce tonante: “Ed ebbe inizio la battaglia. E le spate scintillavano al sole, e le teste sciddicavano chianura, chianura…”. posted by ranafatata | 15:17 | commenti (2) |