il mare in un bicchiere

“E il mare era per me, e lo è ancora, la più promettete e seduttiva pagina bianca. 
La pagina non ancora scritta, il sogno non ancora realizzato, il desiderio non ancora estinto, la fuga 
non ancora portata a compimento, l’assenza che suggerisce la presenza, l’inizio che non ha fine. 
Nella sua distesa luminosa e sconfinata, nei suoi abissi sconosciuti diventa facile e quasi inevitabile 
trovare una metafora vivente alla propria irrequietezza, all’istinto di libertà, alle paure 
e all’inesplorata e profonda regione dell’anima” (Valeria Serra - "Le parole del mare").

lunedì, giugno 29, 2009
Eccolo, il libro che mi ha fatto penare. Il più è fatto, ma mi restano da tradurre le note, che non erano presenti nel testo in mio possesso (che era in formato digitale, perché il libro non era ancora stato pubblicato).
Ovviamente, l'editore si è preoccupato di trovare un titolo improponibile per un testo che, tutto sommato, meritava decisamente di meglio. In italiano, il libro si intitolerà "Economia bastarda": ditemi voi se si poteva trovare titolo più becero. Il traduttore, ovviamente, non ha nessuna voce in capitolo, così, nonostante le mie preghiere, il libro uscirà con questo titolo stupido e volgare. Sigh...

 
martedì, aprile 21, 2009
Qualche giorno fa ero lì.
Ed è difficile trovare le parole per descrivere tanta bellezza e tante emozioni.
Forse, ci proverò.
Prima o poi.
Per fortuna, questa mattina ho ricevuto questa foto, a ricordarmi che è stato vero.
Perché da come butta in questi giorni, ho come la sensazione che non possa esistere nulla di bello, e che ciò che esiste di bello sia possibile solo in sogno.
Vabbe', viaggio o sogno, poco importa: al risveglio, finiscono tanto l'uno che l'altro.
E non si può certo continuare a dormire. E neppure a viaggiare.
Accidenti...

 
venerdì, aprile 03, 2009
LA CASSATA SOLITARIA
Ieri sera ho assistito a uno spettacolo alquanto insolito.
Gliel'avevo già visto fare, in verità, e l'operazione mi aveva affascinata alquanto. Ero rimasta incantata a vedere volare le mani esperte, quelle mani che, nel tempo di un battito di ciglia, srotolavano un bordo verde pistacchio, lo facevano aderire alle pareti, posizionavano il fondo, riempivano lo stampo così ottenuto di quella crema morbida e profumata. Poi, il momento delicato: il mago posizionava una base liscia sopra la sua composizione e, con un movimento deciso, la capovolgeva. Poi, il liquido bianco colava sul fondo diventato superficie, la spatola correva a livellarlo. Nelle mani da prestigiatore comparivano sfere colorate e lui, con movimenti eleganti e decisi, le posizionava senza esitazioni a formare un decoro, barocco e delicato a un tempo.
Mani da artista, quelle di Peppe Gi
uffrè, grande cuoco trapanese che abbina il talento gastronomico alla naturale simpatia e alla creatività.
Ieri sera l'ho rivisto comporre con abilità da giocoliere questa splendida signora della pasticceria siciliana, insieme a una variante di sua invenzione (che ha battezzato "cassata italiana"), dolce-salata, in cui la ricotta incontra il parmigiano e insieme si sposano con la frutta candita: un abbinamento fuori dal comune, ma molto interessante.
Ieri sera, mentre guardavo incantata Peppe e ammiravo la sua straordinaria abilità, certi groppi che avevo in gola si sono andati sciogliendo. Seduta in quell'elegante caffè, sul divanetto di velluto rosso, da sola davanti a un bicchiere di prosecco, mi sono goduta lo spettacolo e ho pensato che sarebbe stato bello avere qualcuno con cui condividere quel momento ma che, tutto sommato, stavo bene così come stavo. Tanto, più tardi, avrei avuto a chi raccontarlo (orecchie amiche, tra cui sbocciano sorrisi calorosi).
Anche perché se penso alle persone che, nella vita, capita di considerare più che degne di considerazione ma che poi, a conti fatti, si dimostrano inconsistenti come volute di fumo, be', sono felice di essermi seduta da sola a quel tavolo, di aver assistito con gioia allo spettacolo, di essere andata a mettere la classica ciliegina sulla torta a composizione ultimata e, alla fine, di avere ospitato al mio tavolo il giocoliere, con cui ho chiacchierato amabilmente e con grande interesse per un'ora ancora.
L'ho sempre pensato che la cucina sia una faccenda da artisti e, ieri sera, la mia idea è stata ampiamente confermata.


 
martedì, marzo 31, 2009
Insomma, tra un paio di giorni sarà in libreria questo volume. In inglese, si intitolava Why We Make Mistakes; in italiano è diventato "Il metodo antierrore" - che, a dire la verità mi fa un po' orrore ma, del resto, non è neanche la prima volta che mi stravolgono i titoli dei libri che ho tradotto.
Dalla sua lettura si possono apprendere cose a volte bizzare, a volte divertenti, a volte un po' agghiaccianti. Traducendolo, per esempio, ho imparato a guardare attentamente i centesimi di euro per vedere cos'è raffigurato sulla faccia "nazionale" (non è che avessi ben presenti tutte le immagini che vi compaiono...). Leggendolo, potreste imparare a non comprare troppi abiti invernali quando fa freddo, o a non farvi lusingare da green troppo piccoli quando andate a comprare una mazza da golf; potreste apprendere che un aereo può cadere a causa di una lampadina da dodicidollari e che la distrazione di un anestesista potrebbe costarvi le penne.
Un libro fatto di piccole curiosità, insomma, non certo un manuale per evitarvi di commettere certe cazzate "esistenziali" irreparabili.
Vi sembrerà incredibile, ma c'è anche un video su YouTube per pubblicizzarlo. E  qui c'è anche un estratto in anteprima.

P.S.: scusate se vi annoio con queste stupidaggini, ma tradurre questi libri mi costa molta fatica e mi dà poche soddisfazioni. Allora, alla fine, mi diverto così...:-)


 

 
lunedì, marzo 30, 2009

Life is full of choices,
but you never get any.

[Ma non mi venne in mente niente, io so che cosa devo fare solo sui fogli di carta, nella vita reale trovo con fatica le parole giuste - La porta - Magda Szabó]

 
lunedì, marzo 09, 2009
3. Pensieri allo stato gassoso
Nuotando, i pensieri si riducono allo stato gassoso.
Il nuoto solleva il corpo dal peso, lo rende fluido e leggero, lo affida all’acqua, che lo sostiene. Le bracciate cadenzano l’andatura e la respirazione. Un, due, tre, respiro…
Quando nuotare è più facile che camminare, i pensieri si affollano agili e guizzanti, leggeri. Sembrano bolle – bolle d’aria, bolle di sapone. Un, due, tre, respiro… ma perché avrò detto proprio quella cosa? Un, due, tre respiro… forse sono stata avventata a comportarmi in quel modo. Una sensazione, una sensazione… ma cosa avrò sognato, stanotte? Aveva a che fare con un quadro, un quadro in una camera d’albergo, un viso, parole. Come mi mancano quelle parole. Un, due, tre, respiro… E i pensieri evaporano, si arieggiano, respirano, cadenzati, si sfaldano, si sfilacciano.
E l’acqua, oh l’acqua! accarezza il corpo, delicata, morbida. Accoglie, materna, e genera il pensiero dell’acqua, mettendo in scena se stessa.
Riemergendo in superficie dalle profondità, i pensieri, come i gas, aumentano di volume, si dilatano, si gonfiano, si gonfiano, esplodono, neutralizzati. Nessun pensiero può sembrare minaccioso nuotando placidamente in acque amiche.
E a volte, nuotando, si può anche pensare che ci sia ancora una speranza.

 
giovedì, marzo 05, 2009
2. Pensieri allo stato solido
Ma non tutti i pensieri sono liquidi, anche se lei non se ne era mai resa conto. Reduce dal massaggio ayurvedico, andava a impossessarsi di un lettino su cui trascorrere la mezz’ora di assoluto relax consigliato dal signor Mani.
Quella giornata alla terme era il regalo di compleanno graziosamente escogitato dalle sue amiche, e lei aveva tutta l’intenzione di godersela, quale che fosse la consistenza dei pensieri.
Dopo la mezz’ora passata a rimuginare su lacrime, pelle, correnti (pericolosamente discendenti, in quel preciso momento della sua vita), tasti e mani, decise di infilarsi dentro al bagno turco, in cerca di nuove sensazioni.
La sensazione di caldo è dirompente, la rende quasi euforica. L’aria, pesante, è satura di umidità, un lieve strato di sudore le appanna immediatamente la pelle. Mentre sente le membra farsi di burro, una precisa consapevolezza le si impone alla mente: in quello spazio angusto, nella penombra, nell’umidità che strozza il respiro, i pensieri si fanno, a poco a poco, solidi.
La corrente scatenata dal massaggio si è placata e, in quell’ambiente irreale, ciò che prima scorreva inarrestabile si è improvvisamente coagulato. La sensazione è che quel caldo così denso vada a ostruire i percorsi spalancati dall’insistere di mani sconosciute sulla pelle, erigendo barriere invalicabili per i pensieri. Che, appesantiti da quel vapore oscuro, si atrofizzano quasi, incapaci di muoversi. Magari il cervello, chissà, impegnato ad affrontare quella situazione insolita e a gestire le reazioni del corpo, si protegge sospendendo ogni attività elucubrativa.
E in quella sospensione, il velo di sudore si ispessisce, si fa gocce che, dapprima, esitano sulla pelle, cominciando poi a scorrere abbondanti.
Alcuni istanti ancora e il cervello imbavagliato non ce la fa più. Il corpo vorrebbe inzupparsi ancora un po’ di quel vapore ottundente e salvifico, di quel calore consolante, ma la mente decide di trasportare quel mucchietto di ossa a temperature più adeguate, prima di vederlo stramazzare, privo di coscienza.

 
mercoledì, marzo 04, 2009
La consistenza dei pensieri

1. Pensieri allo stato liquido
Il filo di olio caldo sulla schiena la fa sussultare. Ma è questione di un attimo. Mani esperte cominciano a massaggiarla, facendo evaporare l’imbarazzo di trovarsi lì, distesa a pancia in giù, seminuda.
Il pensiero corre a quell’altro massaggio ayurvedico, su una barca che navigava tra isole, atolli e infinite sfumature di blu. Bianche tende svolazzavano lievi, l’aria era calda, le immagini delle immersioni non smettevano di scorrere sotto le palpebre chiuse, l’aroma degli oli profumati riempiva le narici, mischiandosi a quello delle spezie che proveniva dalla cucina. Se il ricordo non la inganna, nei labirinti del cervello scorrevano solo pensieri piacevoli. In quel contesto, il contatto dell’olio e delle mani sulla pelle generava pensieri liquidi e incantevoli.
Anche oggi ha la sensazione che i pensieri siano liquidi, ma all’immagine dell’isola di sabbia candida, circondata di anelli concentrici di acqua che dall’incolore trasparente sfuma nel blu cobalto attraversando tutte le possibili tonalità di azzurro, si sostituiscono in continuazione pensieri grevi. Pesanti. Dolorosi. Incomprimibili. Come i liquidi.
Costringe i neuroni a nuotare controcorrente, a recuperare quell’immagine da cartolina – “Saluti dalle Maldive” – cerca di concentrarsi su di essa, ma non riesce ad arrestare il fluire di pensieri-da-vita-quotidiana. Una vita che sta andando tutta storta. A rotoli. Si srotola lungo pendii incontrollabili e acquista velocità. Tra poco, ne è certa, la perderà di vista.
Le mante… ecco… che pace: il ricordo dell’immersione con le mante. Quanto stupore. Non pesava neanche il doversi tenere aggrappati ai sassi per non essere spazzati via dalla corrente.
Alla lunga, costa fatica restare avvinghiati a un sasso controcorrente. Certe correnti non si riesce a vincerle, neanche se hai gambe allenate e pinne raffinate. L’unica è abbandonarsi al loro fluire, assecondarle, farsi trasportare. Perché, alla fine, c’è un momento in cui il flusso impetuoso si placa e, a poco a poco, ci si ritrova padroni dei propri movimenti.
Anche stamattina non riesce, malgrado gli sforzi di volontà, a non arrendersi alla corrente dei pensieri grigiofumo. Le resta solo quell’isola a cui aggrapparsi. E altre isole come quella. Ce ne saranno ancora.
Viene invitata a girarsi. Un filo d’olio caldo sulla pancia. Le mani riprendono a sfarfallare sulla pelle. Sfiorano le spalle e il collo, scendono lungo le braccia. Le prendono la mano, scorrono lungo le dita.
I pensieri liquidi si trasformano in lacrime sotto le palpebre. A un certo punto deve socchiudere gli occhi perché le palpebre non riescono più a contenerle, le lacrime. Spera con tutta se stessa che le mani che indugiano sulla mano non se ne accorgano. Per un attimo, la bambina che ancora alberga in qualche angolo della mente pensa che se terrà gli occhi chiusi, impedendosi di vedere ciò che la circonda, neanche ciò che la circonda potrà vedere lei.
Una delle due mani lascia la mano e, con l’angolo del lenzuolo candido, asciuga la lacrima impigliata all’angolo dell’occhio. Seguono lo sforzo per non singhiozzare e parole rassicuranti.
E tutto si ingarbuglia, immagini, pensieri, correnti, voci, mante, mani. Ma è un attimo. Ricaccia i singhiozzi nel loro stanzino buio e anche le lacrime dopo un po’ si asciugano. Mani riprendono a percorrere la pelle.
Scaduto il tempo, riapre gli occhi e si rialza in piedi. Cerca di sorridere il sorriso più sfolgorante del repertorio. Detesta l’idea di piangere davanti a uno sconosciuto. Saluta gentilmente, si avvia lungo il corridoio.
In fondo dev’esserci la sua isola. Quella orlata di trine di corallo, dove l’acqua è sicuramente più blu, e il clima mite lenisce le ferite.
Per il momento, non la vede all’orizzonte, e il pendio è ancora lungo da percorrere. E alla fine si sentirà un gran botto. Fine della corsa.
E saluti alle Maldive.

 
venerdì, febbraio 13, 2009

Mi illumino di meno

Si spengono le luci di San Pietro e del Quirinale a Roma, di Westminster a Londra, di Sidone in Libano, della Cabot Tower in Canada... e tutti risparmiano! A Fahrenheit la storia della sfida lanciata da Massimo Cirri e Filippo Solibello, Mi illumino di meno, da Caterpillar di Rai Radio2 e che da cinque anni raccoglie sempre piu' adesioni in tutti il mondo.

Librarsi. Letture che sollevano

 
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